Uno spot per arginare l’allarme inquinamento da diossina, conseguente ai roghi incontrollati dei rifiuti delle discariche abusive o lungo strade e marciapiedi della provincia napoletana. Il messaggio, di 30 secondi, sarà trasmesso da domani su 20 tv regionali e radio, per un totale di 1200 passaggi televisivi e 600 radiofonici. Previste anche 26 uscite su 18 quotidiani della Campania. “Se bruci i rifiuti, la diossina brucerà il nostro futuro”.
Questo messaggio sarebbe bello leggerlo anche su tutti i blog, di tutte le piattaforme, degli utenti campani (ma anche no). Sfruttiamo le straordinarie potenzialità della rete: se hai un blog, se sei residente campano (ma anche no), se hai a cuore le sorti della meravigliosa terra che calpesti, non aspettare, non esitare a copiare e incollare questo post nel tuo blog, perché il futuro della nostra terra dipende anche da te. Così un giorno la coscienza non busserà alla tua porta per domandarti se hai dato o meno il tuo contributo, se hai fatto valere, in quell’occasione, la tua opinione per evitare quel male, che un gruppo di cittadini combattevano per evitarla.
Dopo il grande clamore degli anni passati grazie al bellissimo spettacolo di Marco Paolini, l'interesse su quella che è stata la più grande tragedia che un'opera pubblica abbia mai provocato in Europa, rischia di scemare perfino in occasione della ricorrenza del 9 ottobre.
Il Comitato Sopravvissuti del Vajontrischia di chiudere per mancanza di fondi. Il grande archivio web che raccoglie i materiali sulla tragedia è stato sottoposto a "sequestro preventivo" il mese scorso da parte del Tribunale di Udine (se qualcuno sa il perchè mi piacerebbe saperlo). Si parla di rimettere di nuovo l'acqua nell'invaso, in un'area traumatizzata da quello che non fu una fatalità ma un disastro colposo che non poteva non accadere ma nessuno evitò che accadesse. L'ultimo sfregio in ordine di tempo riguarda il cimitero delle vittime che qui vedete com'era, con i fiori e gli arredi.
Nel 2003 furono appaltati i lavori per il rimodernamento del sacrario dove riposano coloro tra le vittime che poterono avere una degna sepoltura, mentre quasi 500 non furono mai più ritrovate. Gli arredi originali del vecchio cimitero furono rimossi e le lapidi accatastate o rotte, la collocazione delle salme stravolta. Il risultato, inaugurato il 9 ottobre del 2004, e costato sei miliardi di lire è questo.
Un'orrenda distesa di cippi che si guardano (cosa sono, monitor?) che ha oltraggiato i famigliari delle vittime , i quali non sono nemmeno stati consultati prima dei lavori. Un cippo uguale per tutti meno che per il Vescovo Muccin, al quale è stata assegnata una tomba tradizionale e meno anonima.
Il Comitato si è chiesto il perchè ed ha protestato per questo trattamento di favore per il prelato. 'A livella, evidentemente, non funziona a Longarone. Secondo il nuovo regolamento non si potrebbero nemmeno portare fiori accanto ai cippi dei propri cari ma i fiori ci sono lo stesso, abusivi come le croci fatte con sassi di fiume. Per giunta i cippi non riportano nemmeno più la famigerata data del 9 ottobre 1963.
Se c'era una cosa che stringeva il cuore e dava l'idea della tragedia a chi, come me, ebbe modo di visitare il cimitero di Fortogna prima del suo stravolgimento, era leggere su tutte le lapidi, pur diverse tra loro, la stessa data di morte. Duemila nomi, volti, età, spazzati via nello stesso momento ma ognuno con la sua storia che era lì pronta per essere raccontata se avevi la pazienza di soffermarti ad ascoltarla.
Ora sembra un cimitero di guerra, con i cippi tutti uguali dove vedi solo dei nomi che non ti raccontano la storia di ogni soldato con la sua faccia di ragazzino andato via troppo presto. Come ti sembrerebbe più orrenda la guerra se potessi guardare in volto ogni soldato morto. In questo modo, anche per gli innocenti del Vajont, vale questa versione stravolta e disumana della livella, dove le vittime sono uguali ma nel senso che diventano un numero, una statistica. Forse per fare meno impressione. E a parte il vescovo, ovviamente.
Mandante: Ms. Lameduck
Esecutori materiali: Mr. Cima e Ms. Lameduck
Complici: chiunque voglia partecipare, purché procuri roba buona.
Fiancheggiatori: bloggers che desiderino rilanciare l’iniziativa parlandone nei loro spazi.
Obiettivo: stanare le sòle, le schifezze che opprimono le nostre città e denunciare il senso di oppressione che esse ci danno.
Armi a disposizione: fotocamera digitale, tastiera, blocco appunti, videofonino.
Avete mai notato nella vostra città un edificio la cui bruttezza o inutilità, o decadenza gridano vendetta, uno stato di degrado e inquinamento paesaggistico, una nuova fabbrica o impianto che deturpa la vostra zona, una cattedrale nel deserto, un monumento assurdo, insomma qualcosa che fareste molto volentieri sparire dalla vostra vista?
Siete a conoscenza di situazioni di disagio che hanno coinvolto la collettività e che magari vi hanno visto protagonisti, volete denunciare un fatto di cui la stampa velinara e gossipara non si è occupata?
Scriveteci e segnalateci il caso. Se avete modo fotografate e inviateci le immagini. Scrivete una presentazione del caso in oggetto per renderci edotti del problema. Potete anche semplicemente inviare immagini che parlano da sole.
Questa iniziativa trae ispirazione dal lavoro di denuncia che tanti bloggers ormai fanno d'abitudine, sostituendosi degnamente alla stampa tradizionale che invece è impegnata a contare le sbroccate quotidiane di Britney Spears e Paris Hilton. Se poi oltre a denunciare e a liberarci dall'oppressione, anche solo catarticamente, riusciamo anche a strappare un sorriso, pur amaro, ai nostri lettori, meglio ancora.
Inviateci i vostri post e foto all'indirizzo email:
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