lunedì 8 ottobre 2007

Se 'a livella non funziona per i morti del Vajont

Dopo il grande clamore degli anni passati grazie al bellissimo spettacolo di Marco Paolini, l'interesse su quella che è stata la più grande tragedia che un'opera pubblica abbia mai provocato in Europa, rischia di scemare perfino in occasione della ricorrenza del 9 ottobre.
Il Comitato Sopravvissuti del Vajont rischia di chiudere per mancanza di fondi. Il grande archivio web che raccoglie i materiali sulla tragedia è stato sottoposto a "sequestro preventivo" il mese scorso da parte del Tribunale di Udine (se qualcuno sa il perchè mi piacerebbe saperlo).
Si parla di rimettere di nuovo l'acqua nell'invaso, in un'area traumatizzata da quello che non fu una fatalità ma un disastro colposo che non poteva non accadere ma nessuno evitò che accadesse. L'ultimo sfregio in ordine di tempo riguarda il cimitero delle vittime che qui vedete com'era, con i fiori e gli arredi.

Nel 2003 furono appaltati i lavori per il rimodernamento del sacrario dove riposano coloro tra le vittime che poterono avere una degna sepoltura, mentre quasi 500 non furono mai più ritrovate. Gli arredi originali del vecchio cimitero furono rimossi e le lapidi accatastate o rotte, la collocazione delle salme stravolta.
Il risultato, inaugurato il 9 ottobre del 2004, e costato sei miliardi di lire è questo.

Un'orrenda distesa di cippi che si guardano (cosa sono, monitor?) che ha oltraggiato i famigliari delle vittime , i quali non sono nemmeno stati consultati prima dei lavori.
Un cippo uguale per tutti meno che per il Vescovo Muccin, al quale è stata assegnata una tomba tradizionale e meno anonima.

Il Comitato si è chiesto il perchè ed ha protestato per questo trattamento di favore per il prelato. 'A livella, evidentemente, non funziona a Longarone.
Secondo il nuovo regolamento non si potrebbero nemmeno portare fiori accanto ai cippi dei propri cari ma i fiori ci sono lo stesso, abusivi come le croci fatte con sassi di fiume.
Per giunta i cippi non riportano nemmeno più la famigerata data del 9 ottobre 1963.

Se c'era una cosa che stringeva il cuore e dava l'idea della tragedia a chi, come me, ebbe modo di visitare il cimitero di Fortogna prima del suo stravolgimento, era leggere su tutte le lapidi, pur diverse tra loro, la stessa data di morte. Duemila nomi, volti, età, spazzati via nello stesso momento ma ognuno con la sua storia che era lì pronta per essere raccontata se avevi la pazienza di soffermarti ad ascoltarla.

Ora sembra un cimitero di guerra, con i cippi tutti uguali dove vedi solo dei nomi che non ti raccontano la storia di ogni soldato con la sua faccia di ragazzino andato via troppo presto. Come ti sembrerebbe più orrenda la guerra se potessi guardare in volto ogni soldato morto.
In questo modo, anche per gli innocenti del Vajont, vale questa versione stravolta e disumana della livella, dove le vittime sono uguali ma nel senso che diventano un numero, una statistica. Forse per fare meno impressione. E a parte il vescovo, ovviamente.

5 commenti:

Lupo Sordo ha detto...

In Italia non si riesce mai a far riposare in pace le vittime di un disastro

Cima ha detto...

A volte ho l'impressione che il Grande Fratello sia solo la nostra ignavia...

S.B. ha detto...

Che tristezza ..

Anonimo ha detto...

LUCA xmel1@hotmail.com
cara papera zoppa io sono di belluno e credo di essere abbastanza vicino al vajont per valutare obbiettivamente i fatti. hai ragione sul cimitero, ma per il resto ti rimando al libro di edoardo semenza, colui che scoprì la frana. leggilo scevra da preconcetti, mia nonna ha sempre raccontato, a noi nipoti, la storia come è riportata in quel libro. paolini fece una bella orazione pubblica, ma si basò sul punto di vista di tina merlin, senza cercare se ci fossero altre verità. chiaramente a me la merlin non piace, troppo faziosa. ti saluto e spero che dopo quarantacinque anni si possa iniziare a parlare del vajont correttamente, così da poter evitare altri disastri del genere, e magari caricare le eque responsabilità a tutti coloro che spingono la crescita scellerata che tutti inseguiamo.

Tiziano Dal Farra ha detto...

Ciao.
Vi comunico che la seconda versione (aggiornata) del libro “Vajont, l’onda lunga” della Lucia Vastano è uscito nelle librerie, ediz. Ponte alle Grazie, euro 14.
http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=6307&titolo=VAJONT%2C+L'ONDA+LUNGA
Imperdibile. E aggiornato (per ora) alla mia prima "condanna".

Ve ne consiglio VIVAMENTE la lettura. E' l’UNICO libro sul “dopo”. Spiega molti motivi della "persecuzione" che colpisce chi "si occupa" della strage (dal 1964 a OGGI). Vastano compresa...



Mi farete sapere.... (inf251k1ATud.nettuno.it)

Grazie.

P.S. = nei giorni 4,5 e 6 ottobre prossimi, in diga ad Erto si terrà la IIIa "Veglia di solidarietà" alle Vittime del Vajont, in schietta ANTITESI alle FARSE comunali di Longarone del 9. Di OGNI "9 ottobre"... da 45 anni a questa parte.
Venite a trovarci.

 
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